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Home “Diamo il meglio di noi …” Conferenza sulla donazione

La vita è un dono … donare è vita.
Prendendo spunto da questa frase che spesso troviamo sui social o in alcuni articoli di giornali e senza voler copiare chi per primo l’ha coniata, la mattinata di sensibilizzazione “Diamo il meglio di noi…” sulla donazione, tenutasi nell’Aula Conferenze di Piazza Mario Sciacca è sicuramente risultata foriera di importanti informazioni e profonde riflessioni ed ha innescato in tutti o quasi tutti i partecipanti un interesse maggiore verso il tema della donazione. Conferenza AVIS
Dopo i saluti di rito si sono registrati molti interventi su questioni legate all’etica, alla morale, alla specifica donazione di sangue, tessuti, midollo osseo, cordone ombelicale, fino all’importanza della donazione, in presenza di morte cerebrale, di organi come il fegato, la cornea, il cuore, ecc. tenendo sempre in considerazione il rispetto della vita umana.
Un dibattito costruttivo quello che si è instaurato alla fine degli interventi tra i relatori e i partecipanti al convegno per approfondire dei punti cruciali trattati. Non è facile nell’era della globalizzazione, dove la maggior parte delle persone è rivolta all’apparire, all’acquisto del superfluo, a tralasciare molto spesso i valori reali della vita, affrontare un tema così delicato come quello della donazione. “Conoscere” vuol dire anche “scegliere e/o decidere”; decidere di donare oltre ad essere un gesto di solidarietà, significa dimostrare con un gesto semplice e concreto che la vita di chi soffre ci preoccupa.
A partire dalla donazione del sangue che non può essere riproducibile in laboratorio ma che è indispensabile alla vita, indispensabile al pronto soccorso degli ospedali, nei reparti di chirurgia, nella cura delle patologie oncologiche: tutto ciò fa paura ma chi può donare, e purtroppo solo circa il 3% della popolazione idonea alla donazione lo può fare, potrà salvare una vita. Programma Conferenza
Discorso diverso vale invece per la donazione del cordone ombelicale le cui cellule staminali vengono utilizzate per la cura di alcune malattie. Le cellule staminali del cordone ombelicale sono abbastanza simili a quelle del midollo ma hanno un grado di staminalità maggiore, ovvero possono dare origine a svariati tipi cellulari, ed hanno una capacità di replicarsi superiore oltre a un minor rischio di rigetto. Scoperto che il sangue del cordone ombelicale contiene una discreta quantità di cellule staminali, analogamente a quanto accade per il midollo osseo, sono state create banche in grado di raccogliere queste cellule e renderle disponibili per i trapianti. «Il prelievo è assolutamente privo di rischi per la donna e il bambino; il sangue contenente le staminali viene raccolto attraverso una piccola puntura del cordone ombelicale a taglio avvenuto». Dal prelievo si ottiene una piccola quantità di liquido. Una volta raccolto, il campione viene inviato presso la banca per essere valutato e, se idoneo, per essere congelato.
Secondo l’attuale normativa vigente nel nostro paese, una mamma che partorisce, e decide di effettuare il prelievo delle cellule staminali del cordone, ha due possibilità di scelta: la prima è quella di una donazione alla collettività presso una struttura pubblica; la seconda è quella di una conservazione personale in banche private (ma ciò può avvenire attualmente solo all'estero) a pagamento delle cellule staminali, da utilizzare per proprio conto nell'ipotesi di un futuro bisogno per curarsi con le proprie cellule staminali (trapianto autologo).
Le banche pubbliche sono centri di raccolta che mettono a disposizione della collettività tutti i campioni ricevuti. Il sangue prelevato in sala parto raggiunge la banca che lo analizza, mette in rete i dati in un database per identificare i donatori compatibili e, in caso di necessità, fornisce il materiale da trapiantare. Più donazioni ci sono e più alta è la probabilità di trovare un donatore compatibile.
La donazione del midollo osseo, una delle più “antiche” conosciute consiste, invece, nel prelievo del midollo osseo dalle ossa del bacino. Il donatore viene sottoposto ad un’anestesia generale o epidurale. Questa modalità di donazione ha una durata media di circa 45 minuti. Dopo il prelievo, il donatore è tenuto normalmente sotto controllo per 24/48 ore prima di essere dimesso e si consiglia comunque un periodo di riposo precauzionale di 4-5 giorni. Il midollo osseo prelevato si ricostituisce spontaneamente in poco più di una settimana. Il donatore generalmente avverte solo un lieve dolore nella zona del prelievo, destinato a sparire in pochi giorni. Lo stesso midollo può anche essere prelevato attraverso il sangue del donatore che passa in una macchina, dove viene raccolto il midollo, e poi viene reinserito in circolo.
Per procedere, invece, ad un prelievo di organi per un trapianto è necessario che il donatore si trovi nella condizione di morte cerebrale accertata: ovvero il paziente perde in modo irreversibile la capacità di respirare e tutte le funzioni cerebrali. Le cellule del cervello non hanno più attività elettrica e quindi le funzioni di base (mantenimento temperatura corporea, pressione arteriosa, diuresi ecc…) sono irrimediabilmente compromesse. Questa condizione coincide con la morte della persona. Sembra crudele in questo caso chiedere ai familiari il consenso all’espianto degli organi, ma il personale medico sa bene che si possono salvare altre vite e quindi con molto tatto lo fa presente con la speranza che ci sia da parte loro un consenso.
Durante la conferenza si è avuto, inoltre, la possibilità di ascoltare l’intervento di sua Eccellenza Monsignor Gugliemo Giombanco, Vescovo della Diocesi che con le sue parole ha ribadito un concetto fondamentale per la donazione “ …la cultura del dono sia essa motivata da gesti di continua solidarietà cristiana ma anche di sensibilità umana deve sempre più dare la possibilità a tutte le persone di credere nella vita nella sua positività e nella sua bellezza…” credere nella bellezza della vita che è un dono prezioso e donare è vita: una simbiosi perfetta per salvare delle vite.
E infine tutti gli studenti maggiorenni hanno avuto la possibilità, grazie alla presenza dell’unità mobile di autoemoteca presente in Piazza Mario Sciacca, di effettuare un test per verificare la loro idoneità a diventare potenziali donatori: una piccola/grande possibilità per poter avviare un percorso di probabili donatori.

Ecco le impressioni di una nostra studentessa Lucrezia Natoli (VA liceo classico)
“Da tanti anni partecipiamo con il nostro liceo a campagne di sensibilizzazione per la donazione del sangue, del midollo osseo e degli organi. Essendo maggiorenne, questa mattina durante il convegno a cui era presente l’associazione AVIS ho potuto iscrivermi alla lista dei donatori di sangue e fare un primo prelievo in loco per accertare la mia idoneità alla donazione.
Aiutare qualcuno è sempre bello, sapere di poter essere di fondamentale importanza per salvare una vita è qualcosa di ancora più soddisfacente e appagante. Molti ignorano la necessità e l’urgenza delle donazioni, dimenticando che anche loro potrebbero essere potenzialmente donatori quanto riceventi, per questo motivo se si è in salute è importante cominciare il cammino da donatori sin da subito e protrarre questo atto di solidarietà con costanza, fino a quando possibile.”